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Subbuteo

Il Subbuteo è un gioco da tavolo nel quale viene rappresentata, in miniatura, una partita di calcio.

Il Subbuteo fu creato, nel 1947, dall’ornitologo inglese Peter Adolph e avrebbe dovuto chiamarsi semplicemente ‘The Hobby’ non solo perché era un “passatempo” ma anche in omaggio al falco lodolaio, in inglese ‘Hobby hawk’. Il nome fu però ritenuto troppo generico dall’Ufficio Brevetti e Adolf dovette ricorrere al nome scientifico del medesimo volatile che era, appunto, Subbuteo.

Il Subbuteo è uno fra i tanti giochi da tavolo che riproduce una partita di calcio. Rispetto agli altri giochi concorrenti, il Subbuteo ha caratteristiche uniche perché i piccoli calciatori si possono muovere liberamente sull’intera superficie di gioco con la possibilità di simulare tutte le situazioni del calcio reale: rimesse laterali, calci d’angolo, punizioni, rigori, ammonizioni, espulsioni, tiri al volo e così via. Le miniature devono essere colpite sulla base a colpi di dito e il possesso di palla non è determinato da turni di gioco o casualità; infatti, la squadra in attacco può continuare a giocare ininterrottamente fino a quando la palla non viene mancata o va a colpire una miniatura avversaria. La sola limitazione è che, con la stessa miniatura, non si possono effettuare più di tre tocchi consecutivi.

Il regolamento del gioco ha subito, nel tempo, numerose modifiche ma è comunque possibile ritrovare due principali tipologie di regolamento. Quello per principianti prevede che la squadra in difesa si limiti ad attendere lo sviluppo dell’azione senza poterla contrastare in alcun modo. Il regolamento per esperti invece, consente, a chi non ha il possesso palla, di effettuare dei colpi difensivi alternati a quelli dell’attaccante per ostacolarne l’azione o intercettare la palla. In questo modo non conta solo l’abilità nel colpire la palla e indirizzarla con precisione, ma anche la velocità di esecuzione, le scelte tattiche e la capacità di concentrazione.

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Inizialmente il gioco comprendeva squadre, porte e pallina. Non c’era invece il campo di gioco, ma solo un gessetto per tracciare le righe sul panno e il consiglio di utilizzare una coperta militare. Era venduto per corrispondenza su un giornalino per ragazzi e incontrò immediatamente il favore del pubblico. Le figure che riproducevano i calciatori erano bidimensionali, inizialmente di cartoncino e poi di celluloide, ed erano montate su basi semisferiche simili a bottoni. Vi erano 24 varianti di colore che rappresentavano le principali squadre di calcio ma spesso i clienti inviavano richieste di divise con i colori di rappresentative locali. Altri chiedevano invece se esistesse un’organizzazione ufficiale a cui iscriversi perché molte scuole e gruppi di amici avevano dato vita a campionati. Entrambi i suggerimenti furono accolti: ognuno poteva giocare con la squadra per la quale faceva il tifo e riceveva, insieme a cataloghi e regolamenti, le indicazioni per organizzare un campionato i cui risultati venivano raccolti da una apposita associazione.

Tutto ciò favorì la diffusione del gioco e portò, nei primi anni 60, a una svolta epocale: la nascita delle miniature tridimensionali sull’esempio di quelle utilizzate nel modellismo ferroviario. Le prime figure furono probabilmente create dal rinomato modellista Charlie Stadden; queste indossavano divise con scollo a V e maniche corte. I piedi erano attaccati a una barretta che veniva inserita in un piccolo disco, a sua volta montato sulla base semisferica (all’interno di questa base era posizionata una piccola rondella metallica per bilanciare la miniatura). La nuova produzione richiedeva molto lavoro manuale: a differenza di quelle piatte, stampate a macchina, le nuove figure dovevano essere dipinte ed assemblate a mano. Era pertanto necessaria una manodopera imponente e si fece ricorso al lavoro a domicilio. Le vendite di Subbuteo salirono vertiginosamente e ben presto la quasi totalità delle casalinghe della regione del Kent lavorava per la Subbuteo!

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Nel frattempo era comparsa la figura che è, ancora oggi, la più apprezzata dagli appassionati: finemente scolpita, è caratterizzata da maniche lunghe e girocollo ed è nota come HW (acronimo di heavyweight). Il gioco ormai era diventato una cosa seria; con un milione di figure prodotte ogni mese, e una gamma di accessori sempre più ampia, era venduto anche nei negozi di giochi e di articoli sportivi. Questa enorme espansione coincise con i Mondiali inglesi del 1966: il più grande evento sportivo del mondo provocò un’isteria collettiva e Subbuteo non tardò ad approfittarne.

I tempi erano maturi per esportare il gioco, non solo per posta, ma attraverso agenti locali. Fu commercializzato in più di 50 Paesi, compresi Sud Africa, Stati Uniti ed Australia dove la popolarità del calcio era limitata. La nazione in cui le vendite andavano meglio era sicuramente l’Italia dove la distribuzione era affidata alla ditta Edilio Parodi il cui nome sarebbe rimasto legato al gioco per molto tempo. Nel 1970, in corrispondenza dei Mondiali del Messico, a Londra fu disputato il primo torneo internazionale di Subbuteo e i vincitori furono premiati dai campioni inglesi Bobby Moore e Gordon Banks. Nel 1974 il torneo si svolse a Monaco, consolidando il legame col calcio vero. In quell’occasione fu prodotta, in numero limitato, una confezione speciale che comprendeva moltissimi accessori. Nel 1978 la manifestazione tornò a Londra - l’Argentina, sede del Mundial era troppo lontana - e fu caratterizzata a livello giovanile dalla vittoria di Andrea Piccaluga il cui dito indice, pare, sia stato assicurato per un’ingente somma.

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I primi anni ottanta furono caratterizzati da una nuova rivoluzione dei materiali: un nuovo campo, l’Astropich, più scorrevole e regolare dei vecchi panni e nuove figure, più semplici, per permettere di stampare le divise e sbarazzarsi della costosa attività di pittura a mano. In questo modo, riducendo i costi, e aumentando i pezzi prodotti, si voleva far fronte al fatto che il numero dei praticanti che nel 1974 era stimato in circa un milione e mezzo, era in costante e rapida crescita. Le nuove miniature, in realtà, furono accolte con scetticismo perché, oltre ad essere meno belle esteticamente, erano più leggere e per questo furono chiamate LW (light weight) in contrapposizione alle già citate (HW). Alcuni stentarono ad adattare il proprio stile di gioco e persero entusiasmo, ma tantissimi altri cominciarono a giocare tanto che, nel 1982, fu raggiunto il picco di 7 milioni di appassionati.

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All’inizio degli anni novanta le prospettive parevano buone, ma il ciclone dei videogiochi stava per abbattersi sul panno verde. Inoltre il marchio era stato acquistato dalla statunitense Hasbro che, dopo aver snaturato completamente il gioco, decise la fine della produzione. Nel 2003, Edilio Parodi, che aveva portato il Subbuteo in Italia nel 1970, e che dal 1990 produceva un gioco simile chiamato “Zuego” (gioco in dialetto genovese), acquisì i diritti dalla Hasbro per la vendita sul mercato italiano.

Le miniature, interamente prodotte in Cina, erano di qualità estetica molto bassa, ma cercavano di assecondare le esigenze di due differenti tipologie di appassionati. Da una parte c’era chi, non avendo mai smesso di giocare a livello agonistico, aveva assimilato tutti i cambiamenti e quindi richiedeva basi completamente piatte e stabili per un gioco più lineare ed efficace (prevalentemente tattico e finalizzato esclusivamente al risultato). Ormai più che di Subbuteo è opportuno parlare di CDT, acronimo di Calcio da Tavolo. Dall’altra c’erano i nostalgici che riscoprivano il gioco dopo un ventennio di oblio e, come quando erano ragazzi, ricercavano soprattutto il virtuosismo tecnico, il colpo impossibile spesso fine a se stesso, per godere per un istante dell’ammirazione sincera dell’avversario (e non importava se alla fine vinceva lui). Per rivivere l’atmosfera spensierata della cameretta, servono le classiche basi basculanti, quelle che in origine erano l’essenza di questo gioco e che lo avevano reso tanto popolare.

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Nel 2006, la stessa tecnologia che aveva decretato la fine del vecchio Subbuteo, ne favorisce la rinascita; il forum dell’Old Subbuteo raduna tutti i ‘romantici’ che spesso oltre al gioco in sé, amano collezionare materiale, progettare e costruire il proprio stadio e, soprattutto, dipingere le proprie squadre. Attualmente, sono oltre 70 gli Old Subbuteo Club sparsi in tutta Italia; questi organizzano eventi dove il Subbuteo è anche il pretesto per una gita con tutta la famiglia. Spesso, infatti, si svolgono in sedi di valore storico e culturale importante e c’è anche modo di apprezzare le specialità gastronomiche locali.

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Giovanni Amenta

Tanto tempo fa, quando ero ragazzo, il calcio era il gioco più bello del mondo e il Subbuteo era il gioco del calcio da tavolo più bello dell'universo. Il Subbuteo, come il calcio, richiedeva tecnica, tattica e concentrazione e permetteva di ricreare, a punta di dito, tutte le situazioni e le azioni sportive tipiche: passaggi, dribbling, falli, tiri, parate, fuorigioco… e proteste! Inoltre, in un’epoca in cui la televisione raramente mostrava partite internazionali ed il solo periodico Guerin Sportivo le raccontava attraverso scarni servizi fotografici, il bellissimo catalogo Subbuteo, con più di trecento squadre di tutto il mondo, permetteva di scoprirne colori e vivere con emozione vera sfide e situazioni sempre nuove, talvolta anche inedite o impossibili nella realtà. Le avremmo volute tutte, quelle squadre, ma i costi erano alti e le disponibilità economiche dei genitori non altrettanto. Tuttavia, immaginazione e iniziativa non mancavano e, come tanti altri, anch'io cominciai a ridipingere le miniature in mio possesso. La mia sfrenata passione per i kit di qualsiasi squadra, e una buona dose di manualità, mi fecero presto raggiungere risultati più che soddisfacenti. Poi si cresce, e passioni da adulto prendono il sopravvento su quelle da ragazzo...

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Ma ecco che, in età "avanzata", scopro che un gruppo di appassionati organizza tornei di Subbuteo in tutta Italia e che alcuni di loro dipingono le squadre come facevo io da ragazzo: più che una scintilla è stata un forte ritorno di fiamma! In particolare trovavo interessante l’utilizzo di aghi o spilli per realizzare i dettagli più piccoli... quindi, con pazienza ed applicazione, ho affinato questa tecnica che è diventata la caratteristica distintiva delle mie realizzazioni. Negli anni '60 e '70, Le squadre di Subbuteoerano dipinte a mano dalle casalinghe inglesi, con tecnica semplice e, soprattutto, veloce: un’unica passata di smalto opaco e nessun uso di protettivo. Nel tempo, con l’aumento della richiesta, la qualità della pittura peggiorò notevolmente fino a quando, nei primi anni '80, furono introdotte nuove specie di miniature che ne permettevano la personalizzazione industriale. Vista la scarsa qualità disponibile in commercio, i margini di miglioramento erano ampi e li ho concentrati quasi esclusivamente a riprodurre nel miglior modo possibile tutti i dettagli delle divise da gioco reali che, nel frattempo, si erano arricchite di grafica (sponsor e stemmi). Ma la tecnica produceva essenzialmente una pittura piatta, bidimensionale, perché, contrariamente a quanto avveniva nel modellismo classico, non si faceva ricorso a variazioni di tonalità per creare zone di luce e ombra.

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Ciò che ha determinato una vera e propria svolta nel mio modo di intendere la pittura, è stato l’incontro con Luciano Rossetto, apprezzato pittore di figurini, che curiosamente, pur essendo anche lui un giocatore di Subbuteo, non aveva mai pensato di applicare la sua arte ai piccoli calciatori di plastica. La stima reciproca, la disponibilità a mettere in discussione le proprie certezze e la voglia di sperimentare cose nuove hanno favorito una collaborazione che continua a darci soddisfazione e ad alimentare la nostra comune passione. Giorno dopo giorno.

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Luciano Rossetto

La sconfinata ammirazione per un giocatore che è diventato leggenda, che mi ha fatto amare il calcio con le sue magie ed il suo genio indiscusso, mi ha ispirato per queste due versioni: la prima con la maglia del Napoli rivale del mio Milan, la seconda in nazionale Argentina. Quest’ultima, oltretutto, è da sempre una delle mie divise preferite: infatti, è proprio indossando questa divisa che Maradona conquistò un mondiale, trascinando tutta la squadra come solo lui era in grado di fare.

Sono stati creati da una modifica di una miniature Subbuteo al quale ho accorciato gli arti, il tronco e il collo, modificandone la postura, il volto e la capigliatura. Ho aggiunto in fine qualche nota caratteristica come ad esempio il braccialetto e l’orecchino.

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La pittura su una scala così piccola è improntata soprattutto sulla precisione del tratto e sull’attenzione nella scelta dei colori che devono necessariamente riprodurre in maniera più fedele possibile la divisa indossata. Il Subbuteo, gioco storico d’indicibile bellezza come fonte di ispirazione e puro divertimento...

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