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Rocky Mattioli

Rocco Mattioli, il selvaggio nato per colpire. Originario di Ripa Teatina, in Abruzzo, dove nasce il 20 aprile 1953; lo stesso comune da cui era emigrato negli Stati Uniti la famiglia di Rocky Marciano, uno dei più grandi pesi massimi della storia del pugilato. È in suo onore che cambia nome.

Sul finire degli anni Cinquanta l’Australia è di gran lunga la meta più ambita di chi emigra in cerca di fortuna. E così a soli cinque anni, Rocco raggiunge il padre a Morwell, a circa 100 chilometri da Melbourne. La gente del posto non è ospitale con gli immigrati: lo sfottono, lo chiamano “sporco italiano” o “spaghetti”; è questa la sua prima palestra per imparare ad incassare. A 12 anni lavora scaricando sacchi di cemento e a 13 è sul ring a tirare i primi pugni. La sua è una vita dura, difficile, dove il confine tra il legale e l’illegale è davvero molto sottile. Conosce anche la prigione quando viene fermato per guida in stato di ebbrezza e aggredisce i poliziotti. Ma, come in tante favole, la fortuna inizia a girare, anche grazie alla boxe. In Australia la boxe è più brutale di quella italiana, perfino di quella americana. Ogni cosa è ammessa in quell’angolo di terra che sembra così lontano da tutto. Ma, grazie ad uno spirito, ad una tenacia e ad una forza senza pari, Rocco emerge da quel girone infernale: nel 1970, a soli 17 anni, inizia a combattere in maniera professionistica. È agguerrito, ha voglia, e questo lo rende imbattibile. E difatti nessuno lo batte; conquisterà il titolo australiano dei pesi welter per cinque anni di seguito fino al 1975. A renderlo celebre non furono le sue caratteristiche fisiche, ma la sua combattività, la sua “fame”, il suo destro inarrestabile. Caratteristiche che gli permisero di vincere tanto. Il suo era un pugilato di grande qualità e non poteva non essere notato. Giovanni e Umberto Branchini sono due famosi manager sportivi italiani con l’occhio lungo e l’esperienza di chi è nel settore da molto tempo. Lo riportano in Italia. Qui, nel ’76, disputa un incontro ormai storico con il grande pugile genovese Bruno Arcari. Fu un incontro corretto, di grande spettacolo tecnico e portato avanti fino alle ultime forze. I due pareggiarono e quello fu l’unico pareggio per Bruno Arcari in dodici anni di vittorie consecutive, dal 1966 al 1978.

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Il 6 agosto 1977 conquista, a Berlino, il titolo mondiale del superwelter, battendo con un KO al quinto round il pugile di casa Eckhard Dagge, consacrando il proprio nome nella storia del pugilato mondiale. Nel primo round, si muove magistralmente sul tronco e punzecchia Dagge a suo piacimento. Nel secondo round Dagge colpisce lo sfidante con un duro montante che Rocky incassa con disinvoltura, un episodio che convince il campione che i suoi colpi duri possano fare breccia su Rocky. Nella terza ripresa Mattioli è sempre più intraprendente e Dagge cerca con il suo diretto destro di arginare l’avanzata dell’abruzzese. È però Mattioli che raccoglie un’ovazione sul finire del round, con una serie di schivate millimetriche. Nel quarto round Mattioli aumenta il ritmo e Dagge mostra sempre più fatica. Tre colpi doppiati, dello sfidante, fanno arretrare vistosamente il campione. La quinta ripresa è quelle decisiva. Mattioli inizia il round a ritmo forsennato e Dagge è in difficoltà, i colpi arrivano e non li vede come all’inizio. Soprattutto non vede una combinazione sinistro-destro che si abbatte sulla sua mascella come un ciclone e che lo stende al tappeto. L’arbitro californiano Richard Steele, inizia il conteggio lentamente, ma Dagge non ha più risorse. Tenta di rialzarsi ma non ce la fa... è ko. Rocky Mattioli diventa il nuovo campione del mondo Wbc dei superwelter.

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Dopo due difese vittoriose, Mattioli perse il titolo il 4 marzo 1979 combattendo contro Maurice Hope, disputando il match nonostante avesse riportato una frattura alla mano destra. L'incontro fu interrotto per KOT tecnico al 9º round. Il campione si arrese alla nona ripresa, tra gli applausi. L’anno dopo perse la rivincita con Hope, che si aggiudicò così il titolo per la seconda volta consecutiva.

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Decise di ritirarsi nel 1982, alla fine di un tour negli USA, in cui sconfisse chiunque salisse sul ring con lui. Oggi Rocco Mattioli vive a Milano dove, in una famosa palestra, prepara gli aspiranti campioni di domani. Nella sua carriera ha disputato 74 incontri, con 65 vittorie (52 per KO), 7 sconfitte (nessuna per KO) e 2 pareggi. È stato inserito nel 2004 nella Australian National Boxing Hall of Fame.

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