ORCHI

L’immagine dell’orco nella tradizione folkloristica è ben diversa da quella della letteratura fantastica, tanto che in inglese esistono due parole differenti per definirli, “Orc” e “Ogre”.

L’Orc della letteratura fantastica ha attinto a piene mani dal modello delle opere di J.R.R. Tolkien e si ispira alla mitologia germanica. Si tratta di una creatura malvagia, simile agli uomini, ma con connotazioni bestiali e, spesso, demoniache. Diversi sono gli Ogre delle favole, derivati probabilmente dall’orco della mitologia romana, sovrano del regno degli inferi e divoratore di uomini insieme al suo cane Cerbero. L'uso del termine "orco" per designare un mostro divoratore di uomini è documentato in molte opere della letteratura italiana sin dal XIII secolo: nell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto mentre Ristoro Canigiani nel 1363 ne parla come di uno spauracchio per i bambini.

La figura dell’orco è stata però rivalutata in senso positivo in molte opere recenti a partire da Shrek, Gmor Burpen nella serie Dragonero, gli orchi della serie Warhammer sino ai protagonisti della serie Orchi (Orcs: First Blood) di Stann Nicolls in cui è presente uno straordinario capovolgimento dei ruoli classici; in questo ciclo di tre libri, un manipolo di orchi, i Figli del Lupo, combattono gli umani, dipinti come gli spietati conquistatori del loro mondo, Maras-Dantia.

I romanzi di Tolkien hanno certamente rappresentato un chiaro punto di riferimento per un modello dal quale attingeranno a piene mani tutti gli autori successivi della letteratura fantasy, ma anche nei film, giochi di ruolo, videogiochi e così via. In questo caso, gli orchi sono esseri antropomorfi, più bassi degli uomini, orribilmente deformi, sudici, con gambe arcuate, forzuti ma impacciati, creature malvagie e miserabili, capaci solo di distruggere. I pelleverde, come spesso sono chiamati insieme ai goblin, hanno un carattere particolarmente violento, ma anche una spiccata personalità e carattere. Tutte le loro controversie, anche le più futili, sono risolte con un combattimento. Sul campo di battaglia si muovono in maniera caotica e confusa, marciando e combattendo solo per la smania di brutalità, razzia e saccheggio. Anche le loro armi rappresentano il loro carattere: rozze e pesanti. Mentre Tolkien li descrive di pelle giallastra o nera, in molte opere recenti gli orchi hanno la pelle verde (ad esempio in Shrek, Warcraft o Warhammer). Tolkien li inserisce all’interno di una società tribale (ben visibile e strutturata nel mondo di Warhammer) divisa in bande diverse, mentre la tradizione precedente li aveva sempre descritti come solitari.

Va detto che per Tolkien goblin e orchi sono la stessa razza mentre la distinzione delle due razze è presente solo nella trasposizione cinematografica realizzata da Peter Jackson. I goblin nella prima trilogia sono descritti come esseri dalla pelle verde ed equipaggiati con rudimentali equipaggiamenti di ferro, mentre nella seconda come esseri deformi a causa di malattie. Nell'opera originale di Tolkien, goblin non è altro che un sinonimo di orco; a riprova di quanto detto, ne Le due torri, il termine Goblin viene utilizzato riferendosi agli Uruk-hai di Saruman. Tolkien riprende il nome orc e ork direttamente da un antico vocabolo inglese che compare nel poema epico medioevale Beowulf e che si riferisce ad alcune creature mostruose della genia di Grendel.

Sono molte le caratterizzazioni degli orchi apparse in opere successive e dove sono descritti in maniera diversa dalla tradizione. Ad esempio nei romanzi “L'Ultimo Orco” e in “Gli ultimi incantesimi” di Silvana de Mari, sono descritti come creature molto simili agli uomini, a volte addirittura belli, molto più grossi, dai 2 metri in su, e con mani molto corte e larghe, quadrate, che non sentono il dolore, capaci di vedere il futuro ed eccellenti strateghi militari, anche se fanno fatica ad esprimersi ed imparano molto tardi a parlare. Nel romanzo “The Killing Spirit” di Sean-Michael Argo, anche se brutali e crudeli, sono rappresentati come creature intelligenti e capaci di usare la magia.

Differenze o analogie le riscontriamo anche in tanti giochi da tavolo, di ruolo o per computer, come Warhammer, Confrontation, World of Warcraft, nell MMORPG Final Fantasy XI, nel gioco strategico web-based Utopia, nei videogiochi della serie di Elder Scrolls o Arcanum, nel gioco di ruolo Dungeons & Dragons e nelle successive ambientazioni come Forgotten Realms, Eberron e Mystara, e in quelli della serie Earthdawn e Shadowrun. In particolare la serie Shadowrun è ambientata in una Terra futura trasformata da un drammatico cataclisma genetico; qui gli orchi sono i discendenti degli esseri umani (o metaumani), e come tali, appartenenti alla specie homo sapiens robustus. Lo stesso Gmor, l’orco della fortunata serie Dragonero creata da Luca Enoch e Stefano Vietti, rappresenta un unicum: ha abbandonato i suoi simili e vive con gli umani, ama cucinare manicaretti, ama leggere libri e dietro i suoi occhialini si intuisce un essere molto erudito, arruolato con Ian nelle forze imperiali come scout.

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